Dopo la mia presentazione al bellissimo Festival di Poesia, Terra di Mare a Grosseto in Toscana, ecco una mia poesia del progetto europeo di Ricerca-Creazione, « MICROCHIMERE/MICROCHIMÈRES », seguito dal mio commento teorico sullo stesso pezzo :
Poesia Microchimera
« Poeta messaggera delle parole, Oracolo, profeta, Pizia tra il qua e l’altrove, tra ieri e domani, tra cielo e terra. Rabdomante, strega, cercatrice d’acqua: ecco quello che sono. Vado alla fonte di ogni cosa per attingervi il verbo d’origine, e pronunciare infine le formule magiche che mi sussurra l’Invisibile. »
La Scrittura come radiestesia: dalla marginalità alla fonte originaria
1. Il poeta come doppio letterario della Strega: la resistenza e l’eremitaggio
L’affermazione frontale — « ecco quello che sono » — agisce come un atto di rivendicazione ontologica. Associando la rabdomante, la strega e la cercatrice d’acqua, si opera un effetto di specchio sorprendente con l’archeologia della mia memoria familiare e collettiva di San Giovanni Rotondo. La poeta diventa il doppio letterario di Tutta mennoutcha, questa figura storica del paese dei miei genitori, messa al bando per il suo rifiuto delle norme, al contempo lapidata dai bambini e consultata in segreto per leggere il futuro in cambio di un pezzo di pane.
A immagine di questa strega, o di Bradamante in Calvino, la poeta incarna una resistenza totale, allo stesso tempo politica e poetica. Chiusa nella sua casa-cella come un’eremita, il suo confronto con il mondo è complesso, ma vitale. Allo stesso modo, la società contemporanea e il suo mercato editoriale mercantile respingono il poeta ai margini, facendone, in un certo senso, la Tutta mennoutcha della nostra epoca: una figura incompresa, fuori dagli schemi, ma verso la quale si torna sempre a cercare il senso quando il reale crolla.
2. L’alchimia del sangue: la stirpe dei creatori e dei cercatori
La ricerca del « verbo d’origine » assume qui una dimensione biologica e transgenerazionale unica attraverso il prisma del microchimerismo. Andare alla fonte non significa più seguire il corso dell’acqua, ma risalire il filo del sangue per risvegliare le capsule di memoria cellulare.
Questa fonte non custodisce soltanto la mia trinità intima (nonna Maria, mamma Concetta, il fratello Giuseppe detto Joe) ; essa convoca un’intera stirpe di alchimisti familiari. Integra il legame speciale con mio zio Nicola, ma anche la memoria di mio cugino Joseph Trotta, autentico creatore e alchimista dei tempi moderni, campione internazionale nell’arte di comporre e inventare elisir. La mia famiglia diventa così una costellazione di streghe, di cercatori d’acqua e di alchimisti. Scrivere significa attingere a questo serbatoio di sangue per far dialogare queste voci scomparse con la creazione presente.
3. La poesia come liberazione dalla condizione umana
Pronunciare la « formula magique » sussurrata dall’Invisibile significa così giungere alla poesia liberata. Questa liberazione non è soltanto un affrancamento dai lacci sociali e dai tabù di un’epoca, specie per le donne. Essa si eleva verso una dimensione propriamente mistica: quella di liberare l’essere dal dolore, dalla perdita degli altri e dall’angoscia della nostra stessa finitudine. Il verbo d’origine trasmuta il lutto in opera d’arte e permette al poeta, nello spazio di un istante sacro, di sfuggire alla sofferenza e ai limiti della condizione umana.
Maria P. Mischitelli https://finestrelama.blogspot.com/